Riflessione sul fair-play inglese
(27/04/2006) C'è qualcosa che ti colpisce qui a Londra, ma finché non ci rifletti non sai cos'è.
Poi, piano piano, te ne accorgi. Non c'è la rissa quotidiana di Milano.
Eppure senti la competizione ovunque, dalla Borsa all'ultimo ristorantino libanese, alla coda per lavori. la lotta è feroce.
Eppure loro, gli inglesi (che siano bianchi o neri, cattolici, protestanti, atei, indu o musulmani) la combattono con classe e saggezza.
Non senti suonare i clackson inviperiti perché loro non si inviperiscono.
Nessuno cerca di passarti davanti in coda.
Al ristorante il cameriere è gentile anche se i tavoli sono gremiti.
Quando metti il piede sulle strisce si fermano, a costo di perdere il verde venti metri in là.
Cosa sarà mai questa? Civiltà o rassegnazione? Se capire che non vale la pena di mangiarsi il fegato per passare l'incrocio prima di quell'altro, per riuscire ad accaparrarsi l'ultimo posto al cinema anche se c'era uno davanti a noi, per beccare il semaforo e raggiungere tre secondi prima la coda successiva, be', allora qui sono rassegnati.
Farebbe bene anche a noi rassegnarci. |